Compromesso al Consiglio Europeo

Partiti da nemici, Conte e Macron trovano un accordo al Consiglio Europeo. Nonostante si sentano ancora nell’aria gli insulti del Presidente francese nei confronti del Governo italiano, il vertice UE ha portato ad un’intesa tra Parigi e Roma. Ma è stata una trattativa tutt’altro che facile. Infatti in tredici ore di discussioni, otto e mezza sono state impegnate per la questione immigrazione. Conte ha bloccato le trattative del Consiglio Europeo minacciando di non concludere i dossier su difesa, commercio e innovazione tecnologica senza aver prima trovato una soluzione all’emergenza migranti. In seguito alle prime apparizioni pubbliche di Conte, in cui sembrava il burattino di Salvini e Di Maio, il Premier ha saputo mantenere salde le posizioni dell’Italia, o quasi. Il colloquio è iniziato con Macron che non voleva aprire i porti francesi e con Conte che si opponeva alla realizzazione di centri di accoglienza in territorio italiano. Ma la posizione di Conte, che ha portato ad una modifica dell’agenda del Consiglio Europeo, ha probabilmente accelerato l’accordo tra Parigi e Roma.

La posizione di Conte

Il Premier italiano si è presentato al Consiglio Europeo facendo presente che il nostro Paese è rimasto isolato per quanto riguarda il tema dell’immigrazione. I profughi che arrivano in Italia arrivano anche in Europa, perciò si necessità di corresponsabilità e solidarietà per avviare una riforma dell’immigrazione. L’Italia è parte dell’Europa tanto quando gli altri Paesi, che non possono scaricare i loro doveri solo perché le coste italiane sono quelle di primo approdo. I leader europei si sono trovati pronti a discutere dell’emergenza con la concezione di proteggere l’Europa in quanto Fortezza unita che deve essere rafforzata con l’aiuto di tutti. Conte si è presentato con le idee chiare e con argomentazioni diplomatiche in linea con i fatti attuati da Salvini. Ovvero, l’attracco delle imbarcazioni in diversi porti rispetto a quelli italiani, la compartecipazione alle attività di salvataggio e di recupero e la ridistribuzione dei migranti. Un po’ come è successo con il caso della Lifeline che, alla fine, ha attraccato a Malta perché era il porto sicuro più vicino.

La conclusione delle trattative

Il Consiglio Europeo trova una risoluzione e si sblocca nel cuore della notte. Alla fine l’accordo è stato trovato tra 28 leader, dopo molte ore, bozze scritte e poi strappate e anche accesi litigi. L’Italia riesce ad uscirne soddisfatta nonostante Conte abbia dovuto cedere su qualche punto per trovare un’intesa proprio con il peggior nemico degli ultimi tempi. Anche Macron ha dovuto cedere su questioni importanti ma i colloqui si sono conclusi con una bozza elaborata e scritta che apre una speranza sugli accordi. La soluzione finale ci vuole far credere in un’Europa più consapevole e solidale anche nei confronti del nostro Paese. Speriamo ora che le belle intenzioni vengano poi sostenute dai fatti concreti. Insomma, in definitiva l’accordo prevede che le navi che attraversano il Mediterraneo, anche le Ong, devono ovviamente rispettare le leggi internazionali senza interferire con le operazioni della Guardia costiera. Per quanto riguarda i centri di accoglienza il risultato è che sono previsti degli hotspot sulle coste europee e delle piattaforme anche nei paesi fuori dall’UE, ma il tutto su base volontaria.

Ma sarà questa la fine dell’emergenza?

Mi sorgono vari dubbi: se fino ad ora nessuno voleva aprire i propri confini ai profughi, adesso basta dire che la scelta è arbitraria per invogliare i Paesi dell’UE all’accoglienza? Nonostante le buone premesse, in cui si parlava anche di blocco navale direttamente sulle coste libiche, gli accordi hanno portato ad una risoluzione molto libera che non auspica a nulla di buono. È una soluzione che dipende troppo dagli umori e dalle decisioni successive dei leader europei. In questa situazione di caos forse la cosa migliore era trovare dei punti fissi da rispettare. In modo da non rischiare di trovarsi ancora e ancora a dipendere dai sentimenti del momento.