Le novità introdotte dal Decreto Dignità

Il 2 luglio in tarda serata, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Dignità proposto da Conte e Di Maio. Il testo prevede dodici articoli di cui i punti principali di intervento saranno: i contratti a tempo determinato, la delocalizzazione delle imprese, le misure fiscali. Questo è il primo vero provvedimento del Governo Lega-Movimento 5 Stelle e le conseguenze previste sembrano essere negative. Il rischio è di andare incontro non solo ad un drastico calo dell’occupazione ma anche ad una riduzione degli investimenti da parte delle aziende.

Luigi Di Maio ha definito il Decreto Dignità come “la Waterloo del precariato”, sicuramente è un provvedimento con parecchie contraddizioni e che riserva molte sorprese. Infatti, si parla della questione lavoro, soprattutto dei contratti a tempo determinato, ma mancano ancora gli incentivi alle assunzioni stabili che però più volte aveva annunciato. Ma vediamo questi punti più nello specifico.

Le norme sul lavoro

Nella prima parte del Decreto Dignità, Di Maio tratta la questione del lavoro e delle agenzie di somministrazione. Queste, hanno sorvolato il rischio di essere costrette alla chiusura – rischio arginato – il che ha portato all’incrinarsi di qualche amicizia. Per quanto riguarda i contratti a termine e la somministrazione del lavoro, sono previste delle restrizioni. Se da un lato è giusto porre dei limiti nei confronti dei contratti a termine, dall’altro è necessario seguire un principio. In modo che non venga percepito come una sorta di punizione verso le aziende che utilizzano questi tipi di contratti e verso le agenzie di somministrazione stesse. Infatti, non sono negativi i contratti a termine ma sono da limitare per quelle aziende che ne approfittano e ne abusano causando la precarietà dei lavoratori.

La contraddizione sui contratti a tempo determinato

I contratti a tempo determinato, che prima potevano durare 36 mesi, ora avranno una durata massima di 24 mesi. Per la precisione, dopo i primi 12 mesi potranno essere rinnovati per altri 12 mesi e solo se ne verranno espresse delle motivazioni concrete. Ogni atto di rinnovo, secondo quanto riportato nel Decreto Dignità, dovrà essere accompagnato dalle effettive esigenze che determinano un ulteriore contratto a tempo determinato. Insomma, l’obiettivo è di incitare i datori di lavoro ad utilizzare contratti stabili così da ridurre il lavoro precario. Ma proprio il dover esprimere la causa di un rinnovo a termine era uno dei motivi che avevano portato all’innalzarsi del numero dei disoccupati e, di conseguenza, all’abbassarsi delle assunzioni.

La contraddizione arriva, però, con la decisione di alzare il costo di licenziamento dei contratti a tempo determinato. Il Decreto Dignità vuole aumentare del 50% l’indennizzo che potrà arrivare anche a 36 mesi, contro la condizione attuale che prevede un minimo di 4 mesi ed un massimo di 24 mesi, in relazione all’anzianità aziendale. Con questi provvedimenti Di Maio vorrebbe penalizzare le aziende che abusano dei contratti a tempo determinato e per evitare che per troppi anni i giovani vengano tenuti in bilico. Ma con queste premesse, un po’ confusionarie, le prospettive sembrano portare ad un aumento della disoccupazione nei prossimi anni.

La questione delocalizzazione per le imprese

Nel Decreto Dignità appare anche una norma che anticipa dei limiti di localizzazione per le imprese che ricevono degli aiuti dallo Stato. Ovvero, le imprese che vogliono beneficiare di sovvenzioni pubbliche per impiantare o ampliare le proprie attività dovranno restare localizzate nel territorio per almeno cinque anni. Questa restrizione, quindi, implica la perdita di autonomia organizzativa per queste imprese, pena la restituzione degli incentivi ricevuti. Si tratta di una legge molto netta che porterebbe alla rinuncia a molti investimenti sia esteri sia in territorio nazionale. Un imprenditore del Nord potrebbe astenersi dall’intraprendere degli investimenti nel Sud Italia per l’impossibilità di poter riorganizzare la propria impresa anche sono spostando un pezzetto dell’attività.