Non c’è ancora il testo ufficiale del Decreto Dignità

Il decreto legge sul lavoro di Luigi Di Maio sembra già riscontrare le prime difficoltà. Sergio Mattarella ne aveva esaminato le bozze restando però in attesa del documento con il bollo della Ragioneria dello Stato per poter procedere. Ma le ultime notizie dicono che il testo ufficiale del Decreto Dignità non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Insomma, Di Maio lo aveva chiamato la “Waterloo del precariato”, mentre ora le male lingue del PD lo definiscono come il “decreto fantasma”. Il decreto legge sul lavoro aveva già passato l’approvazione del Consiglio dei Ministri lo scorso 2 luglio, ma poi se ne sono perse le tracce. Di conseguenza, non ha potuto essere esaminato dal punto di vista della sostenibilità economica dal Ministero dell’Economia e della Finanza. Senza la bollinatura il Decreto Dignità non può essere approvato dal Colle e, a cascata, non può passare neanche alla Camera e al Senato. Infatti, è compito della Ragioneria di Stato apporre la certificazione su ogni disegno o atto di governo che possa avere una ripercussione sulla gestione economica dello Stato. E di ripercussioni economiche direi che ne potrebbe avere, eccome! Tante sono state le polemiche sulla positività di questo decreto legge sul lavoro soprattutto per i lavoratori a tempo determinato. Perché, se da una parte l’intenzione di Di Maio è proprio quella di combattere il lavoro precario, dall’altra il rischio è che arrivi invece a favorirlo.

Pro e contro del Decreto legge sul lavoro

Le intenzioni di Luigi Di Maio con il Decreto Dignità sono state ripetute più e più volte. Il vicepremier vuole agire in favore dei giovani e meno giovani lavoratori italiani per garantire loro assunzioni e lavoro stabile. Ma sarà davvero questo ciò che otterrebbero se il Decreto venisse effettivamente approvato? Il provvedimento sul lavoro ha buoni obiettivi, con la stabilizzazione lavorativa le persone avrebbero maggiori garanzie per l’acquisto di una casa, per la costruzione di una famiglia e per accogliere dei figli. Tutti aspetti importanti per la tradizione italiana e visto il calo demografico che stiamo vivendo negli ultimi anni. Ma con le strette sui contratti a tempo determinato e sulla somministrazione del lavoro, si vanno a mettere in difficoltà le aziende e le agenzie del lavoro. In Italia la situazione lavorativa ed economica non è così florida da poter credere con sicurezza che tali provvedimenti abbiano solo un risvolto positivo. Insomma, per favorire le assunzioni bisognerebbe mettere le aziende nella condizione di assumere, quindi meno burocrazia e meno tasse. Invece, il Decreto Dignità vuole reintrodurre delle modalità che avevano proprio innalzato il tasso di disoccupazione, come la clausola che prevede di dover indicare la motivazione del rinnovo di un contratto a termine.

La questione dei Voucher

Il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico si è detto favorevole alla reintroduzione dei Voucher, cioè i buoni di pagamento. La clausola prevede che questi non vengano utilizzati per portare allo sfruttamento dei lavoratori, come era successo in passato. Di Maio viene sostenuto in questo anche da Salvini che afferma il positivo utilizzo dei buoni di pagamento per determinati tipi di lavoratori. Per esempio, nell’ambito dell’agricoltura, del terzo settore, dei servizi, del turismo e dei lavori stagionali, potrebbero essere il giusto metodo per combattere il lavoro in nero. Anche Tito Boeri, il presidente dell’Inps, ha espresso un parere positivo e favorevole sia verso il decreto legge sul lavoro che sulla questione dei Voucher. Secondo le sue affermazioni, infatti, sono stati fatti molti passi avanti che ne hanno migliorato utilizzo, gestione e controllo. Speriamo che questo sia un incentivo per fargli capire che, in Italia, non serve mantenere centinaia di immigrati ma, per pagare le pensioni e favorire l’occupazione, è necessario investire sul futuro dei nostri giovani.