I “contro” al lavoro domenicale

In questi giorni si sta discutendo del lavoro domenicale, se sia giusto o meno che i negozi rimangano aperti nei giorni festivi. L’attuale Governo vorrebbe reintrodurre in Italia l’obbligo della chiusura di negozi la domenica e nei giorni festivi. Già qualche mese fa il tema lavoro era stato affrontato da Di Maio con il Decreto Dignità. L’obiettivo è da una parte la difesa dei valori della famiglia che da tradizione italiana si riunisce la domenica; dall’altra parte la tutela delle piccole attività commerciali che non hanno la possibilità di tenere aperto nei festivi. In Italia, tra i lavoratori domenicali, si registrano 3,4 milioni di dipendenti e 1,3 milioni di autonomi nei più disparati settori: turismo, trasporti, ristorazione, commercio, artigiani, ecc. Senza dimenticare quelle categorie di lavoratori che non hanno mai conosciuto differenza tra il lavoro domenicale e quello settimanale: medici, infermieri, farmacisti, giornalisti, bagnini, vigili del fuoco, forze dell’ordine, addetti che lavorano in cinema, musei, teatri e molti altri.

Fatte queste considerazioni anche io mi sono fermato a riflettere sull’argomento cercando di mettermi nei panni di entrambe le fazioni: quelli a favore del lavoro domenicale e quelli contro. Tra i contro troviamo parte dei lavoratori domenicali, soprattutto coloro che hanno famiglia e che sono costretti a “sacrificare” quelle giornate.

I rischi che porta la chiusura dei negozi

La liberalizzazione del lavoro domenicale è stata introdotta per cercare di ovviare alla crisi economica e ai problemi di disoccupazione. E, dati alla mano, ad oggi le catene commerciali occupano circa 525mila addetti, perciò la fine della liberalizzazione metterebbe a rischio il posto di lavoro di 40 mila lavoratori. Da prendere in considerazione sono anche i profili standard di coloro che lavorano la domenica: per lo più sono giovani o persone che non hanno proseguito gli studi perciò avrebbero grosse difficoltà a trovare un altro tipo di impiego. Un’altra variabile importante è a livello strategico della competitività, infatti molti investitori stranieri in Italia valutano positivamente il lavoro domenicale. Inoltre, questa trasformazione nel mondo del lavoro si è inserita all’interno del cambiamento più ampio dello stile di vita in generale. Con le possibilità offerte da internet e dalle sempre più aggiornate tecnologie, la chiusura dei negozi fisici la domenica andrebbe a favorire ancora di più la modalità di acquisto on-line. In un mondo che si modifica così velocemente non penso che sia la cosa giusta tornare sui nostri passi, soprattutto il nostro Paese non può permettersi di perdere posti di lavoro, di andare in negativo rispetto ai consumi e di togliere la possibilità a tante persone di fare i propri acquisti nel loro giorno libero. Infatti, per coloro che lavorano a tempo pieno durante la settimana rimane solo il weekend per poter effettuare le loro compere.

Tutele contrattuali

Esistono però diverse zone d’ombra nei contratti dei lavoratori assunti per lavorare nel weekend. Perciò, prima di tutto ci vorrebbero più tutele contrattuali e degli incentivi economici maggiori per coloro che lavorano la domenica. Se limitiamo i giorni lavorativi i datori di lavoro si vedranno costretti ad avere meno personale. Nonostante la situazione sia un po’ migliorata negli ultimi anni, in Italia il tasso di disoccupazione di aggira ancora intorno all’11% e non possiamo permetterci di farlo aumentare. I nostri giovani sono già molto preoccupati per il loro futuro, è nostro dovere sostenerli e valorizzarli ma agendo in modo responsabile. Soprattutto guardando avanti e trovando soluzioni per migliorare la situazione ma non retrocedendo ad uno stile di vita che ormai è parte del passato.