Fischi e sconfitte per il Pd

Se vogliamo fissare un momento simbolico in cui il Partito Democratico ha iniziato a precipitare, senza andare troppo in là possiamo risalire allo scorso 4 marzo 2018. Alle ultime elezioni, infatti, il centro-sinistra italiano ha preso una sonora batosta dalla destra perdendo voti e consensi da parte degli italiani. Ma quella è stata solo la prima spinta giù dal pendio. Negli ultimi mesi il Pd disperato è precipitato a capofitto in un limbo fatto di fischi e insulti da parte di tutti quegli italiani che si sono sentiti abbandonati e traditi durante gli anni del loro Governo.

In fin dei conti, il Partito Democratico ha molte cose da rimproverarsi e se non dovesse ricordarle tutte, ci sono le voci alquanto arrabbiate degli italiani a rinfrescargli la memoria. Proprio quando si dice che poi tutti i nodi vengono al pettine, il popolo ha visto, vissuto, in un certo senso sopportato e fissato bene nella memoria. E ora tutto torna, una cosa dopo l’altra, si capiscono tutte le delusioni subite che hanno portato alla rabbia e alla disillusione di oggi. Sembra proprio che quello del Pd disperato sia un trend negativo inarrestabile e che in maniera sempre più veloce sta facendo rotolare il partito verso il baratro.

Disperazione e consapevolezza

Me li immagino in un discorso mentre, tristi, ammettono che si è formato un vuoto, che pare proprio incolmabile, tra loro e il popolo. Lo stesso Martina ha annunciato pubblicamente la consapevolezza della distanza che si è creata con i cittadini. Forse finora non lo hanno voluto dire ad alta voce per far finta che non fosse così, come quando i bambini non parlano dei mostri perché se non li nomini non esistono. Ma questo orco della sconfitta ha ringhiato forte durante i funerali per le vittime dopo il caso del Ponte di Genova, quando il Pd è stato accolto con fischi, rabbia e tanto rancore.

La caduta sembra ancora più dolorosa se messa a confronto con tutti i consensi che sta avendo l’attuale Governo, soprattutto con Salvini che da subito ha cercato prima di fare e poi di parlare in primis sul tema dell’immigrazione. E se il pugno adesso è così duro, pensate quanto sono e siamo stufi di come sono andate le cose negli ultimi anni. Gli italiani sono amareggiati e stufi di non essere trattati con il dovuto rispetto e, come visto, non dimenticano.

L’idea: se cambio nome cambio identità

Ecco allora che è arrivata l’idea geniale delle menti più brillanti della sinistra italiana – se così si può chiamare con tutte le trasformazioni avvenute al suo interno negli anni. Per risolvere la situazione l’idea è quella di cambiare nome al partito. E quale sarà la proposta per il nuovo nome? Semplice, Movimento democratico europeo. Va bene, analizziamo parola per parola: Movimento non può non ricordare il Movimento 5 Stelle, ma con europeo c’è il salto di qualità. L’Europa, in questo momento soprattutto, è vista come quel soggetto che ha abbandonato l’Italia, che ci tratta come se non fossimo alla stessa altezza e che ci impedisce di crescere. L’Europa adesso è vista come il bullo da cui dobbiamo farci rispettare e con Salvini sembra che le cose inizino ad andare così e che il nostro Paese stia incominciando a rialzarsi.