Decreto per la ricostruzione del Ponte di Genova

Ad un mese dal caso del Ponte di Genova, arrivano le prime decisioni su come affrontare la ricostruzione. Questo è stato uno dei primi banchi di prova per il nuovo governo, siccome per il resto si sta prodigando in molte elucubrazioni ma in pochi fatti. A meno che non si tratti di immigrazione in Italia e della stretta di Salvini sugli sbarchi. Venerdì sarà il giorno in cui uscirà il decreto per la ricostruzione del Ponte di Genova e le voci sono che l’opera verrà affidata a Fincantieri. I dubbi sono che questo gigante della cantieristica italiana non abbia le conoscenze specifiche nella costruzione delle grandi opere. Il bandolo della matassa è difficile da trovare, perché affidare la ricostruzione del Ponte Morandi ad Autostrade sarebbe un affronto alle vittime e alle loro famiglie. Inoltre, la decisione ricade anche nel voler rimettere la gestione della rete autostradale italiane nelle mani dello Stato. A questo proposito, Fincantieri è un soggetto a prevalente partecipazione pubblica.

Serve una maggiore garanzia dei beni pubblici

È il momento che Autostrade si metta da parte e chieda scusa per davvero per il disastro accaduto. Gli investimenti in infrastrutture pubbliche non dovrebbero avere come fine l’arricchimento di coloro che ne hanno la gestione. Anzi, l’obiettivo primario deve essere la sicurezza e il benestare dei cittadini. Nel caso della rete autostradale, i pedaggi dei caselli devono essere proporzionati agli investimenti in manutenzione. Ogni giorno milioni di lavoratori percorrono strade, ponti, gallerie per recarsi al lavoro e devono poterlo fare con assoluta sicurezza. Devono essere certi che il pagamento dei loro viaggi gli permetta di tornare a casa dalla famiglia. Ciò che serve è un maggior controllo per assicurare la buona gestione e manutenzione dei beni pubblici.

Ammodernamento delle infrastrutture

La ricostruzione del Ponte di Genova non deve essere fine a sé stesso. Autostrade ha affermato di aver lavorato duramente per il Ponte Morandi, con una spesa molto elevata oltre gli impregni previsti dalla concessione. Benissimo, ma allora mi chiedo? Se non è stata questione di quantità il problema sarà la qualità. Qualcosa in ogni caso è successo perché c’è ancora il dolore di tante famiglie a ricordarcelo. Allora dico che è il momento che l’Italia si rimetta in piedi con fierezza. Non basta fare un lavoro e portarlo a termine per avere la coscienza a posto. Le opere pubbliche devono essere fatte con materiali di qualità e da persone competenti in materia. Inutile spendere così tanti soldi per poi cadere nelle tragedie come quella vissuta. Basta con rattoppi e bella presenza, l’Italia deve essere trattata con il giusto rispetto e così anche i cittadini. Il nostro deve essere un Paese sicuro per noi che ci abitiamo ma anche per coloro che lo scelgono come meta turistica. Abbiamo così tante bellezze che è un vero dispiacere che non vengano valorizzate come meritano. Oltretutto, è molto grave che si metta a repentaglio la vita delle persone e perciò sono necessari degli obblighi di manutenzione più stringenti e che devono essere rispettati.