Il nuovo Governo riporta in cella i detenuti

Il programma di Governo di Lega e Movimento 5 Stelle riporta in cella i detenuti, riprendendo a parlare della riforma penitenziaria. Infatti, è prevista un’inversione di rotta rispetto ai provvedimenti che risalgono al 2011 in materia di sorveglianza dinamica e regime penitenziario aperto per le carceri. Quindi, emerge la volontà di far tornare i detenuti in cella per la maggior parte del loro tempo in modo da mantenere condizioni di sicurezza per la vigilanza. Si discute sulla modifica di quel protocollo che ha favorito i delinquenti e messo le guardie in condizioni di possibile pericolo.

I provvedimenti del 2011 per le carceri

Il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) propose una serie di misure a protezione dei diritti umani dei detenuti con l’obiettivo di migliorare le loro condizioni di vita. I provvedimenti interessarono soprattutto quei detenuti considerati di bassa o media pericolosità. Il modello che si volle seguire prevedeva il potenziamento di spazi dedicati al lavoro, allo sport, alle attività culturali e ricreative. Il fine ultimo era di far emergere l’aspetto riabilitativo della pena diminuendo il controllo e cercando di arginare il consueto problema di sovraffollamento delle carceri. Il Dap suggerì, quindi, un carcere a regime aperto, che puntasse maggiormente sulle figure dei rieducatori e dei mediatori culturali piuttosto che sui sorveglianti, e un metodo di vigilanza dinamica. Con quest’ultimo si intende un modello di sorveglianza che utilizzi le risorse umane, quindi i vigilanti, consentendo una loro distribuzione secondo i livelli di pericolosità riscontrati. Quindi, per alcuni vennero previste delle modalità di detenzione meno rigide in previsione di una maggiore rieducazione dei detenuti, cercando così di limitare il rischio di recidive.

L’ok alla riforma dell’ordinamento penitenziario

Il Governo’ ormai uscente, ha approvato, la riforma penitenziaria a causa delle pressioni degli osservatori Antigone durante il 2017. Il decreto, che non ottenne il definitivo via libera da parte del Parlamento, dà la possibilità ai detenuti di accedere a misure alternative al carcere. Compresi sono anche per coloro che hanno un residuo di pena fino a quattro anni. Le misure alternative pongono al centro il percorso di riabilitazione del detenuto con il fine di abbassare il tasso di recidiva. La decisione finale però esclude ogni automatismo, ricadendo comunque nella valutazione del magistrato di sorveglianza. Inoltre, non è estesa ai colpevoli di reati di mafia e di terrorismo. L’obiettivo è la diminuzione del sovraffollamento dei penitenziari, oltre al tentativo di facilitare il mantenimento delle misure di sicurezza e, infine, di rinnovare l’ordinamento penitenziario risalente al 1975.

Cosa ne pensano Lega e M5S

Già prima delle elezioni del 4 marzo, il leader della Lega, Matteo Salvini – all’epoca insieme alla Meloni e Fratelli d’Italia – si era schierato contro questi provvedimenti, definendo le misure alternative “una follia”. L’apertura delle celle e la concessione di maggiori spazi ai detenuti ha aumentato di molto i rischi per le guardie. Da anni il sindacato della polizia penitenziaria (Sappe) sostiene che gli agenti penitenziari sono troppo spesso vittime di aggressioni. Il programma di Lega e Movimento 5 Stelle propone, invece, delle severe restrizioni alla sorveglianza dinamica, al regime penitenziario aperto e alle misure alternative. Il Governo si muoverà a favore delle vittime. Andrà incontro alle richieste del Sappe, promettendo un piano straordinario di nuove assunzioni che garantisca una maggior sicurezza delle forze dell’ordine.

Infatti, solo pochi giorni fa, il 19 maggio 2018, ci fu una violenta aggressione da parte di un detenuto ai danni di un agente della vigilanza penitenziaria del carcere di Mantova. Questo è stato causato dalla mancanza di adeguate misure di sicurezza, venute meno nel momento in cui sono stati presi dei provvedimenti ignobili come la vigilanza dinamica e il regime aperto. Il nuovo Governo deve essere dalla parte dei cittadini, deve poter garantire il giusto appoggio alle vittime e assicurare le adeguate punizioni a coloro che hanno commesso reato.