Salvini in Libia

Nella giornata di ieri è avvenuto il viaggio lampo di Salvini in Libia. Ha incontrato il premier Ahmed Mahiteeq e il Ministro dell’Interno libico Abdulsalam Ashour. Il nostro vicepremier ha portato tre argomentazioni principali: la costruzione di Hotspot al confine sud della Libia, la guerra contro le Ong e il blocco navale che impedisca la partenza dei barconi. Sembra siano stati trovati molti punti di incontro tra i leader dei due paesi, molti di più di quanti ne siano emersi tra l’Italia e l’Unione Europea. Per quanto riguarda i centri di accoglienza non opportuno farli in Italia perché in questo modo non si metterebbe fine al problema delle morti in mare. D’altro canto, in Libia la legge stessa proibisce la presenza di campi per migranti. Durante l’incontro di Salvini in Libia, quindi, si è parlato di possibili hotspot che potrebbero sorgere in Nord Africa ma che siano ai confini esterni libici. Come l’Italia vuole proteggere le frontiere esterne dell’Unione Europea, anche loro chiedono la protezione dei confini esterni. Da parte sua Salvini ha assicurato il sostegno alle autorità libiche con i necessari supporti tecnici ed economici. Il fine è quello di rafforzare la collaborazione per garantire la sicurezza nelle acque del Mediterraneo.

Lotta contro le Ong

Salvini in Libia ha lanciato anche la proposta della lotta contro le Ong che è stata bene accolta da Ahmed Mahiteeq. Infatti, loro stessi vedono nelle Ong dei soggetti complici nel traffico di esseri umani e hanno chiesto che l’Italia prosegua con il blocco delle navi. I veri profughi non sono quelli degli sbarchi perciò è necessario fermare il business dell’immigrazione clandestina. In questi anni sono arrivati in Italia migliaia di stranieri che non rispettano le regole, non si integrano nella nostra società e non riescono a costruirsi una vita dignitosa. intanto il personale delle Ong, travestito da volontario, raccoglie persone in mare per poi scaricarle illegalmente sulle nostre coste. Ciò che ne consegue però non sembra interessargli, siccome i barconi pieni di centinaia di migranti si accumulano al largo delle coste in attesa di poter attraccare. Sono navi che trasportano numeri e non persone e che procedono ignorando le regole e le leggi internazionali.

E la Lifeline?

La nave si trova in acque internazionali, al largo delle coste dell’isola si Malta. La Lifeline spetta da quasi una settimana di ricevere istruzioni su dove attraccare ma nessuno se ne prende carico. O meglio, Roma ha chiesto all’equipaggio di rivolgersi ai porti libici che però non hanno ancora fornito alcuna risposta. Ma perché Macron, dopo averci tanto criticato, non apre i porti francesi? Il Presidente preferisce stare al sicuro entro i propri confini e addirittura afferma che è dovere dell’Italia accogliere i migranti. Anche Di Maio si esprime sulla questione dicendo che nel momento in cui la Lifeline attraccasse in un porto italiano verrebbe sequestrata e il personale messo in stato di fermo.

Nel frattempo, un’altra nave è in situazione di emergenza. Si tratta della Alexander Mearsk, una nave cargo che batte bandiera danese e che trasporta più di cento migranti soccorsi lo scorso venerdì. In merito la decisione è stata di aprire il porto di Pozzallo, in Sicilia, per poter fornire aiuti alle persone in difficoltà. Questo dimostra che l’Italia non è un Paese che nega in toto l’accoglienza ma ci siamo stancati di essere presi come filtro per gli altri paesi europei. Il tema dell’immigrazione riguarda tutti, perciò ognuno deve rispettare i propri doveri. Invece, ci troviamo nel caso in cui l’Ungheria non adempie al piano di ricollocamento dei migranti e la Francia sputa sentenze dal suo piedistallo ma intanto non si sogna nemmeno di aprire le frontiere.