Come funziona il sistema dell’accoglienza in Italia

Il sistema dell’accoglienza in Italia, nella sua teoria, avrebbe uno sviluppo regolare e lineare. Un immigrato che sbarca sulle nostre coste dovrebbe seguire il seguente iter: dal porto andare all’hotspot, a questo punto dovrebbe effettuare la richiesta di asilo e, in caso positivo, passare ai CAS oppure dai centri di prima accoglienza per giungere poi agli SPRAR. In caso negativo, invece di andare nei centri di accoglienza sarà destinato ai CIE o CPR. Ma cosa sono tutte queste sigle? Vorrei spiegare più nel dettaglio l’immigrazione in italia e il percorso di accoglienza.

Il sistema dell’accoglienza in Italia opera su due livelli: la prima accoglienza e la seconda accoglienza. Nel primo caso sono compresi hotspot e, ovviamente, centri di prima accoglienza, mentre nel secondo caso arriviamo agli SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Gli hotspot ad oggi in Italia sono: Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto. Sono centri in cui i migranti vengono visitati, curati e identificati. I centri di prima accoglienza sono uno step di passaggio in cui i migranti dovrebbero permanere per circa 48 ore in attesa di essere ricollocati in un centro per l’integrazione. Quindi, partendo dal presupposto che i Governi passati non abbiano aperto i porti ad un numero eccessivo di clandestini, l’accoglienza ordinaria dovrebbe servire ad assicurare ai migranti il primo soccorso, oltre ad identificarli e ad avviare le procedure per la richiesta di asilo. Questo serve per capire quali hanno effettivo diritto di asilo e quali, invece, non rientrano nei parametri. A questo punto, coloro che ne hanno diritto vengono portati negli SPRAR, centri che offrono un sistema di integrazione ai migranti a 360 gradi. Nonostante il mare di burocrazia, se il percorso di accoglienza andasse così sarebbe abbastanza agile e scorrevole. Ma non tutto è andato e va per il verso giusto.

Sovraffollamento e mancanza di gestione

Nel sistema dell’accoglienza in Italia è previsto un altro percorso, quello della seconda accoglienza. Questi centri sono nati per far fronte alla lentezza e agli impedimenti burocratici e politici. Molti comuni non danno la disponibilità di gestire un progetto di accoglienza a causa di impossibilità o motivazioni politiche. A questo punto entrano in gioco i CAS (Centri di accoglienza straordinaria) che dovrebbero fungere da “soluzione rapida” oltre che da ibrido tra un centro di prima accoglienza e uno a permanenza prolungata. All’interno del sistema di accoglienza, però, i CAS che prima erano l’eccezione hanno iniziato ad essere la regola. Soprattutto dal 2014 quando gli sbarchi in Italia sono aumentati a dismisura senza che i governanti in carica riuscissero – o si preoccupassero – di regolamentare la situazione. I migranti hanno iniziato ad arrivare a frotte e in maniera ravvicinata e non c’è stato più il tempo per un processo di smistamento e integrazione che seguisse tutti i passaggi obbligati. Anzi, è iniziato il caos che ha portato prima ad uno stato di degenerazione e confusione e dopo a quella che è la situazione attuale. Oltre al sovraffollamento mettiamoci anche indisponibilità di personale, di soldi, di strutture dedicate. Di conseguenza la carenza o l’assenza di gestione e controllo. Oltre a tutto questo sono ovviamente aumentati i costi anno dopo anno e sono calati drasticamente i controlli. Siccome i centri di accoglienza e i CAS sono sovraffollati e sono carenti di personale, molti di quei profughi – o presunti tali – se ne sono allontanati disperdendosi per il Paese. Come è successo anche negli ultimi giorni, per lo più a Rocca di Papa, quando dal Centro di accoglienza si sono allontanati circa 50 immigrati della Nave Diciotti.

Non sono tutti rifugiati quelli che accogliamo

Il problema principale è che non sono tutti aventi diritto di asilo quelli che arrivano sulle navi, infatti solo il 4% di coloro che presentano la domanda ottengono risposta positiva. Proprio per questo il sistema di accoglienza in Italia prevede varie tappe e un sistema di identificazione con successiva richiesta di asilo politico. Non tutti hanno i requisiti poiché solo una parte di loro scappa dalle guerre o dalla fame, altri arrivano nei centri italiani e poi fuggono senza documenti e senza soldi, trovandosi poi in situazioni di illegalità e criminalità. A causa del sovraffollamento spesso non sappiamo chi sono queste persone e che passato hanno alle spalle, alcuni sono criminali o pregiudicati. Come noi italiani siamo in un certo senso schedati e riconoscibili, anche loro lo devono essere. Non possiamo lasciare in giro delle persone di cui potenzialmente non ci si può fidare o che potrebbero avere delle malattie. Come nel caso della Diciotti che portava a bordo persone a cui è stata diagnosticata la scabbia. Una malattia forse non grave e che si può anche curare con facilità ma che è comunque una malattia e non è un bene che si diffonda per il Paese. Il direttore della Caritas, don Francesco Soddu, ha affermato che coloro che si sono resi irreperibili non sono fuggiti perché non erano in stato di fermo, ma si sono solamente allontanati. Insomma, il compito di questi centri di accoglienza non è di trattenerli ma di ospitarli durante l’iter di richiesta asilo. Ma se erano tanto sicuri di ottenerlo perché si solo allontanati volontariamente? Siccome nel caso in cui si rendessero nuovamente reperibili saranno costretti ad avviare tale procedura da capo. Forse sapevano bene di non avere tutti i requisiti di profughi in fuga dalla guerra.

In conclusione

Il sistema di accoglienza in Italia è stato mandato in tilt per l’aumento incontrollato degli sbarchi sulle nostre coste durante i governi precedenti. A causa di questo buonismo senza regole le spese per i migranti sono lievitate – sarà anche per quello che i terremotati vivono ancora sotto le loro macerie? – i delinquenti per le strade sono aumentati, i centri sono pieni, il personale poco e i controlli sporadici. Inoltre, non trovo corretto che siano liberi di allontanarsi e rendersi irreperibili – anche questa definizione mi fa sorridere – oltretutto senza avere con sé dei documenti e quindi senza poter essere identificati. Non sappiamo chi sono, quale è il loro stato di salute, dove vanno o dove vogliono andare. I cittadini stessi sono amareggiati dal comportamento dei governanti passati che hanno avuto maggiore riguardo per gli stranieri piuttosto che pensare ai problemi del proprio popolo. Dopo molti anni di chiacchiere in favore dei profughi, gli italiani sono giunti alla conclusione che l’unica soluzione possibile sia di evitare che le navi salpino dai paesi di provenienza verso la nostra patria. E Salvini sta interpretando con i fatti quelli che sono i sentimenti della maggioranza degli italiani che credono che l’Italia è da difendere.

Ogni Nazione degna di essere chiamata tale ha il diritto e il dovere di difendere sé stessa, i confini, le tradizioni, la cultura, il territorio. Riconosco che un altro valore importante è la solidarietà ma non dimentichiamoci che è bene essere solidali anche nei confronti dei propri compatrioti, del proprio Paese e delle proprie tradizioni. Uno Stato che non si preserva è destinato all’estinzione.