In che stato versa il Governo Siriano

La Guerra Civile Siriana, iniziata nel lontano 2011 e su scala nazionale nel 2012, continua a causare ancora considerevoli numeri di vittime e migliaia di profughi. Nel corso degli anni il conflitto si è esteso in tutto il Paese e tra i gruppi di estremisti che hanno preso sempre più potere. Questo conflitto è divenuto di così grande portata da monopolizzare larga parte delle notizie di politica internazionale. Gli scontri tra il regime di Bashar Al-Assad, presidente della Siria,e i ribelli sono diventati via via più sanguinosi, portando in diverse città desolazione e distruzione. La popolazione siriana soffre le devastanti conseguenze di questa guerra che non sembra avere limiti e di cui non si vede la fine. Ad oggi, la sopravvivenza di metà della popolazione, tra cui più di cinque milioni di bambini, dipende dagli aiuti umanitari. Le famiglie, terrorizzate e senza più speranza, continuano a sfuggire dal proprio paese rifugiandosi soprattutto in Libano, Giordania, Iraq, Turchia ed Egitto.

La situazione umanitaria già gravissima ha visto un ulteriore peggioramento nei primi mesi del 2018 quando il dramma della Siria ha nuovamente coinvolto il mondo intero. Il regime di Assad è stato accusato di un attacco con armi chimiche, gas con cloro velenoso, a Douma nella Ghouta orientale, ultima città da strappare ai ribelli, dove dozzine di persone hanno manifestato problemi respiratori. Il presidente americano Trump ha definito Assad un “animale” e ha puntato il dito contro la Russia. Dal canto suo, Putin, ha negato l’uso di armi chimiche rispedendo la medesima accusa all’America, insinuando il volere da parte sua di impedire la pace in Siria.

La nuova legge sulle proprietà in Siria

Bashar Al-Assad sta riconquistando la sovranità governativa nelle aree riconquistate anche attraverso meccanismi di tipo legale. Con il decreto numero 10 del 2018, il regime ha trovato un espediente per espandere la propria zona di controllo. Si tratta di un vero e proprio programma di riassetto demografico, fatto passare però sotto la volontà di costruire zone residenziali per offrire abitazioni ai cittadini. Assad ha distinto la parte di Siria utile, cioè quella parte di territorio che ha per le autorità centrali un valore strategico ed economico maggiore, dalla Siria inutile. Il governo siriano identifica potenziali zone adatte allo sviluppo, dopodiché deve notificarlo pubblicamente ai proprietari delle case e della terra. Questi ultimi hanno trenta giorni per mettere insieme la documentazione adeguata a reclamarne la proprietà. Ma undici milioni di siriani sono sfollati o rifugiati in altri paesi, proprio per fuggire alla guerra o perché perseguitati a causa delle ideologie contrarie al regime. Per questo non hanno la possibilità di tornare in Patria e di presentarsi agli uffici per dare prova di proprietà immobiliare. Inoltre, anche se ne avessero la possibilità, è verosimilmente impossibile che persone scappate per mettersi in salvo si siano preoccupate di recuperare i propri certificati di proprietà.

Quindi, il decreto numero 10 del 2018 risulta come un tentativo da parte del governo siriano di appropriarsi di immobili e terre edificabili a costo zero. Non solo con la volontà di costruire nuove residenze per far ripartire il Paese ma anche con l’obiettivo di scoraggiare il ritorno di persone fuggite dalla propria Patria e degli oppositori del regime. Infatti, la legislazione che prevede alcune clausole per assicurare i diritti di proprietà non comprende quelle persone che vivevano in insediamenti informali, le cui residenze difficilmente risultano inserite nel registro delle terre. E, come se non bastasse, la demolizione di case e terreni espropriati cancellerà le prove dei crimini di guerra commessi durante i setti anni di conflitto.

I Musulmani in Italia

Nel 1966 è stato fondato a Roma il Centro Islamico Culturale d’Italia, con finalità di benefiche, culturali e sociali nei confronti dei musulmani residenti nella capitale. Questo Centro, dotato di personalità giuridica, costituisce l’espressione in Italia dell’Islam. Gli obiettivi di informazione e di difesa dell’Islam, sono sostenuti anche dalla Lega Musulmana Mondiale, che nel 1997 ha iniziato ad avere una presenza ufficiale in Italia, dove era già attiva da anni attraverso progetti specifici. Il vice-presidente Mario Scialoja, italiano convertito, si era reso noto per la sua posizione secondo cui l’identità islamica in Europa deve essere fondata sul rispetto assoluto della legge e della morale italiana. Dobbiamo far rispettare, quindi le leggi e l’identità italiana, evitando e combattendo contro ogni forma di propaganda che teorizza il fondamentalismo. Davanti ai fatti violenti provocati dagli estremisti islamici, diventa difficile continuare a sostenere che la religione non c’entra. La protezione delle genti sfollate e la considerazione per le loro tradizioni e la loro religione non deve essere causa della mancanza di rispetto verso l’identità italiana e la religione cattolica. Sono da impedire integralismo e fondamentalismo che hanno provocato tante e troppe azioni terroristiche in Europa. È necessario difendere l’Italia e gli italiani, anche dicendo basta all’immigrazione musulmana fino a quando l’Islam non avrà risolto i problemi di violenza interni alla propria cultura.