Il caso delle facoltà umanistiche a numero chiuso

Un anno fa è stato approvato il numero chiuso per l’ingresso anche alle facoltà umanistiche dell’Università Statale di Milano. La proposta era stata promossa dal rettore Gianluca Vago che aveva voluto porre un tetto massimo di studenti, a partire dall’anno accademico 2017/2018, anche alle facoltà di Lettere, Storia, Geografia, Filosofia, Beni Culturali e Lingue. A favore della mozione hanno votato in diciotto, i contrari sono stati undici, mentre gli astenuti sei. Le ragioni di questa presa di posizione si ricollegano ad un decreto che era stato approvato dal Ministero dell’Istruzione. L’ordinanza aveva cambiato il rapporto massimo tra studenti e professori e, con il numero di docenti a disposizione, i vertici dell’Università Statale avevano temuto il rischio di non riuscire a far partire i corsi per ogni anno accademico. La discussione si era protratta e alcuni docenti avevano sostenuto che esistevano altre possibili “soluzioni tampone” per arginare la situazione in previsione di discussioni più approfondite sul tema. Si era parlato di scelte strategiche e politiche da parte dell‘Università Statale che sembrava aver deciso di spendere altrove i pochi spazi di manovra concessi dal Ministero per le assunzioni. Ma l’ufficio stampa dell’università stessa aveva smentito dicendo che, prima di prendere decisioni, erano state vagliate tutte le alternative ma era risultato infattibile metterle in atto.

In ogni caso, la questione in cui si trovarono concordi studenti e docenti, era la mancanza di fondi, di finanziamenti e di organico. Il numero dei professori risultava insufficiente, non solo alla Statale di Milano ma anche in molte altre università italiane: da Torino, a Bologna, da Roma, a Salerno.

La decisione del Tar del Lazio

L’Unione degli Universitari – associazione studentesca – aveva contestato la decisione e il ricorso era stato accolto dal Tar del Lazio che aveva bocciato il numero chiuso per le facoltà umanistiche dell’Università degli Studi di Milano. Da parte loro, gli studenti, avevano organizzato moltissime manifestazioni per quello che avevano preso come un affronto e un atto di violenza che andava a strappare il tessuto dell’Ateneo. Più di trecento studenti si erano trovati a presidiare le aule e i corridoi della Statale in via Festa del Perdono per dire di no all’ipotesi del test di ingresso e del numero chiuso che avrebbe tagliato fuori dai corsi di laurea un elevato numero di loro coetanei. Avevano sostenuto che il limite di iscrizioni era un modo di aggirare i problemi, senza affrontarli veramente, a discapito di molti giovani studenti che si sarebbero visti sbarrato il proprio futuro. Il Tar del Lazio aveva perciò sospeso l’efficacia dei provvedimenti voluti dal rettore Vago sostenendo la fondatezza delle ragioni emerse nel ricorso. La decisione presa aveva annullato la selezione mediante test di ingresso garantendo l’iscrizione, ma con riserva, al corso di laurea scelto. Queste vicende avevano spaccato l’Ateneo letteralmente in due fazioni: una parte ideologicamente contro il numero chiuso e l’altra che lo vedeva, invece, come strumento per stimolare i più motivati e per scoraggiare gli abbandoni e gli studenti fuori corso.

Il Tar del Lazio ufficializza il no al numero chiuso

Dopo dodici mesi è stato ufficializzato il no al numero chiuso per le facoltà umanistiche alla Statale di Milano. Il Tar del Lazio sancisce quindi lo stop definitivo al tetto massimo, considerato illegittimo, e approva il ricorso precedentemente presentato dall’UDU. Questa sentenza conferma l’ingresso in Ateneo a tutti coloro che erano stati ammessi con riserva ai corsi umanistici e che ora possono considerarsi studenti a tutti gli effetti dell’Università degli Studi di Milano. Questa decisione non permetterà più alla Statale di applicare un numero chiuso per questi corsi e ciò permetterà a tutti gli studenti di poter accedere liberamente alla facoltà prescelta.

Se da una parte questo rende possibile a tutti i giovani italiani l’accesso agli studi universitari pubblici, d’altra parte siamo sicuri che sia giusto permetterlo a chiunque senza alcun tipo di filtro all’ingresso? Molti giovani, sicuramente, sono determinati e ambiscono alla costruzione del proprio futuro ma altrettanti decidono di intraprendere il percorso universitario senza la dovuta serietà e il necessario impegno. Forse la soluzione non si trova in nessuna di queste due variabili ma andrebbe ricercata attraverso un’ulteriore modalità che vada a premiare gli studenti meritevoli, come fanno le università private, e che dimostrano un effettivo interesse alla formazione personale, allo studio e alla conclusione del percorso accademico nei tempi prestabiliti.